Hospitality & Turismo

Bando Strutture Ricettive 2026: 109 milioni per innovazione e sostenibilità nel turismo

Un mix di fondo perduto e finanziamento agevolato per investimenti tra 1 e 15 milioni di euro. Cosa finanzia, chi può accedere, come prepararsi prima dell'apertura.

Il Bando Strutture Ricettive 2026 ha caratteristiche che lo rendono uno degli strumenti più interessanti per il comparto alberghiero in questo momento. Mette sul piatto 109 milioni di euro complessivi, abbinando contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato, e copre investimenti tra 1 e 15 milioni di euro per progetto. Si rivolge a strutture che vogliono fare un salto di qualità — non un semplice rinnovo, ma un riposizionamento.

Le risorse non sono illimitate e l’esperienza con bandi di questo tipo insegna due cose: chi presenta un dossier solido ha buone probabilità di farcela; chi arriva impreparato si gioca settimane di lavoro. La fase preparatoria conta moltissimo.

A cosa serve davvero questo bando

La misura ha cinque obiettivi dichiarati: sviluppo dell’offerta turistica nazionale, destagionalizzazione, digitalizzazione dell’ecosistema turistico, allineamento ai criteri ESG, miglioramento dell’attrattività. Sono criteri ampi, ma orientativi: un progetto vincente è quello che mostra come gli interventi proposti incidono concretamente su almeno due-tre di questi punti, non solo su uno.

In pratica significa che un albergo che chiede un fondo perduto per cambiare le finestre con doppi vetri farà fatica. Un albergo che propone un piano integrato di efficientamento energetico (almeno 2 classi), digitalizzazione del building management e ampliamento di servizi extra come una piscina termale per allungare la stagione ha invece molte più chance.

Chi può accedere

Possono presentare domanda imprese del settore turistico con codici ATECO ammissibili. È richiesto uno di questi due requisiti:

Il progetto deve essere funzionale in modo esclusivo alle attività ammesse dalla misura. Niente progetti misti dove parte degli investimenti riguarda business non turistici.

La struttura dell’agevolazione

L’impalcatura è un mix tra fondo perduto e finanziamento, modulato così:

La soglia minima dell’investimento — 1 milione di euro — esclude i progetti di dimensione contenuta, mentre il tetto di 15 milioni ne fa uno strumento adatto sia a PMI ambiziose che a strutture di rilievo.

Cosa è finanziabile

Le linee di intervento ammesse sono cinque e vanno combinate, non considerate alternative:

Per chi gestisce una struttura ricettiva oggi, le voci a maggior impatto sono spesso le prime tre: tagliano costi strutturali nel lungo periodo, e il loro effetto sulla competitività si vede a parità di tariffa. La quarta voce — wellness, congressi, eventi — è invece quella che alza il valore di posizionamento e apre nuovi mercati (corporate, MICE, leisure premium).

Un caso indicativo

Per dare un riferimento concreto: una struttura alberghiera 4 stelle con 45 camere in Sicilia, attiva dal 1996, classificata come piccola impresa. Investimento programmato da 1,34 milioni di euro, mix di efficientamento energetico, digitalizzazione e ampliamento dei servizi.

In questo caso l’operazione si articola così: oltre 300 mila euro di contributo a fondo perduto, circa 938 mila euro di finanziamento agevolato a 5 anni, con un beneficio in termini di Equivalente Sovvenzione Lorda stimato tra 54 e 94 mila euro in più rispetto al solo finanziamento di mercato.

Tradotto in termini operativi: l’azienda riduce il fabbisogno di mezzi propri necessari per partire e si trova con margini economico-finanziari del progetto sensibilmente migliori già nel primo anno.

Come prepararsi nel tempo che resta

Tra la pubblicazione di un bando di questa portata e l’apertura effettiva dello sportello passano normalmente settimane in cui si gioca molta della preparazione. I passaggi che vale la pena fare adesso:

  1. Verifica dei codici ATECO e del requisito di anzianità o di filiera turistica.
  2. Stima preliminare degli investimenti da inserire nel progetto, con priorità verso le linee di intervento che impattano su più obiettivi del bando.
  3. Analisi della struttura finanziaria dell’operazione: capacità di sostenere il finanziamento, eventuali garanzie disponibili, equilibrio tra fondo perduto e debito.
  4. Definizione del cronoprogramma dei lavori — molti bandi richiedono cronoprogrammi credibili e realistici, e una pianificazione approssimativa è una delle prime cause di valutazione negativa.
  5. Documentazione tecnica propedeutica: certificazioni energetiche di partenza, eventuali progetti preliminari, preventivi non vincolanti dai fornitori.

Su bandi di questa portata, la differenza tra un dossier che passa e uno che si ferma in valutazione non sta quasi mai nel “cosa proponi”. Sta nel “come lo dimostri”.

Se hai una struttura ricettiva che potrebbe rientrare e vuoi capire prima dell’apertura quanto è competitiva la tua posizione, scrivici o prenota una call. Prima si arriva alla preparazione, meno il bando è una corsa contro il tempo.

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